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Minerbè
è stata fondata in età antichissima; ne è
testimone la grande presenza di reperti
storico-artistici di civiltà precedenti a quella
romana. L' antica denominazione del villaggio, uno
fra i più fertili e progrediti al tempo dei
romani, era Vicus Minervinus. I romani
innalzarono, nel luogo dove ora sorge la chiesa di
San Zeno, un tempio dedicato alla dea Minerva, di
cui rimane un epigrafe esposta sulla parete
esterna della chiesa. Sembra, infatti, che San
Zenone abbia portato il cristianesimo distrutto il
culto pagano, sulle quali rovine è appunto sorta
l' attuale chiesa della frazione di Minerbe, San
Zenone, per la costruzione della quale sono anche
stati usati materiali del tempio distrutto.
Minerbe, poi, divenne di proprietà della curia
veronese, che lo concesse in feudo al monastero di
San Michele di Campagna fino al 1199, quando fu
ordinato comune, con l' estensione della zona di
influenza del podestà Manfredino. Con l'
affermazione della signoria Scaligera, Minerbe,
diventò vicariato dei conti Bevilacqua, con la
possibilità di trasmissione ereditaria ai
discendenti. La nomina fu poi confermata nel 1405
dal doge Steno, della Serenissima Repubblica di
Venezia. Numerose devastazioni segnarono la storia
di Minerbe: nel 1385 fu saccheggiato da
Franceschino di Caldonazzo, nel 1407 da alcune
bande di predoni, nel 1509 vi si stanziò e vi
commise ruberie l' esercito francese durante la
Lega di cambrai, nel 1776, il paese fu al centro
di una spaventosa alluvione del fiume Adige, che
una volta scorreva più vicino al comune. L' Adige
ha sempre rappresentato un pericolo per Minerbe;
gli argini venivano continuamente controllati, i
canali di scolo ripuliti, i ponti risistemati:
quando vennero meno queste opere, si ebbe la
spaventosa alluvione sopracitata. Successivamente
il comune fu annesso al Regno d' Italia e
rifiorirono l' artigianato e l' agricoltura.
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